Una comunità di canonici regolari
Chi sono dunque i Padri presenti all’abbazia di Sant’Antimo? Saranno dei monaci che vanno con il saio bianco? Saranno dei frati? Invece no, non sono né l’uno, né l’altro. Sono Canonici Regolari. E cosa significa? Si tratta di vivere in comunità il sacerdozio per essere meglio disponibili al popolo di Dio, cominciando dalla chiesa locale.
Infatti la nostra comunità sacerdotale, come ogni comunità cristiana, poggia sull’esempio degli Atti degli Apostoli, ovvero la Comunità di Gerusalemme: “I discepoli erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere… Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune” (Atti degli Apostoli 2, 42-47). E ancora: “La moltitudine dei credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva proprio quello che gli apparteneva ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza della Resurrezione del Signore Gesù” (Atti degli Apostoli 4, 32-33).
La comunità sacerdotale di Sant’Antimo trova in questo modello biblico le fondamenta su cui poggia per essere oggi nel nostro mondo un riflesso della comunità di Gerusalemme. Quattro sono le componenti essenziali che la fondano. Se ne mancasse una sola, non si potrebbe più parlare di comunità:
- “I discepoli erano assidui nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”
- “I discepoli erano assidui nell’ascoltare gli insegnamenti degli Apostoli”
- “Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza alla Resurrezione del Signore”
- “La moltitudine aveva un cuore solo e un’anima sola”
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“I discepoli erano assidui nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”
“Gesù è il centro vitale assolutamente necessario al quale tutto deve essere rapportato perché tutto abbia un senso e possa sussistere con fermezza” (Giovanni Paolo II). Il centro della Comunità di Sant’Antimo è Gesù, per il quale ciascun religioso ha fatto l’offerta libera della propria vita nella consacrazione di se stesso con i voti di povertà, celibato consacrato ed obbedienza secondo la Regola di Sant’Agostino e gli Statuti specifici, nella tradizione dell’Ordine dei Canonici di Prémontré.
Ormai Cristo è l’unica meta della nostra ricerca: “Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il Tuo volto, Dio di Giacobbe” (Salmo 23). Questa ricerca di Dio trova nella preghiera liturgica e nella vita sacramentale la sua massima espressione. Tutta la giornata dei Canonici Regolari di Sant’Antimo si organizza attorno alla preghiera di Dio per essere meglio al servizio degli uomini.
“I discepoli erano assidui nell’ascoltare gli insegnamenti degli Apostoli”
Ogni sacerdote, così come ogni cristiano, è chiamato a cercare la Verità che trova in Cristo la sua perfetta realizzazione per poi conformare la propria vita alla Verità trovata. Un uomo che cerca è un uomo che cammina: allora vive. Un uomo che non cerca è un uomo che si arrende: allora è morto.
Il fatto di vivere in comunità è un grossissimo stimolo per noi sacerdoti a scavare insieme nella verità. Anzitutto viviamo in un clima di ascolto dove il silenzio permette di ascoltare meglio la Parola di Dio. Infatti non esiste ricerca di Dio senza un minimo di silenzio. Il silenzio può impaurire coloro che sono vuoti di sostanza e pieni di apparenza. Invece per coloro che sono ricchi di sublimi armonie, il silenzio sviluppa una profonda vita interiore.
L’ascolto della Parola di Dio, la Letio Divina, la lettura e la meditazione dei maestri spirituali è il “pane” che ci serve a crescere nella conoscenza di Cristo che è Via, Verità e Vita e che dà senso a tutta la nostra vita per poi essere testimoni della sua Luce e Pace nel cuore di chi, come noi, cerca Dio.
“Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza alla Resurrezione del Signore”
L’identità della Comunità sacerdotale di Sant’Antimo trova il suo giusto equilibrio tra vita contemplativa e servizio apostolico per la Chiesa. Infatti è impossibile tenere la Luce nella propria tasca: siamo chiamati a testimoniare: “Voi siete la luce del mondo. Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 14-16).
Il ministero dei sacerdoti di Sant’Antimo non ha un campo di azione pastorale preferenziale: il nostro servizio è aperto a tutti i bisogni della Chiesa, in modo particolare della Chiesa locale (Diocesi) con la quale condividiamo le gioie, le fatiche e le speranze. Facciamo parte del clero della Diocesi di Siena e collaboriamo intimamente con gli altri sacerdoti. Ma il nostro servizio sacerdotale si apre anche su altri orizzonti sia nell’abbazia stessa con l’accoglienza di numerosi ospiti, ritiri spirituali, proposte educative e di fede per scout e giovani…, sia fuori dell’abbazia con la predicazione, la visita ai malati, l’insegnamento…
Come dice San Paolo, “Vogliamo essere pronti per ogni opera buona” (Tito 3, 1).
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“La moltitudine aveva un cuore solo e un’anima sola”
L’originalità di Sant’Antimo è offrire un sacerdozio vissuto in comunità: questa scelta è sicuramente un segno per il nostro mondo di oggi povero di comunità e ricco di individualismo. Invece Dio chiama tutti gli uomini alla santità, non separatamente, ma in comunità, in famiglia, cioè nella Chiesa.
Vivere la comunità come sacerdoti è imparare ogni giorno a darsi alla comunità nell’ascoltare l’altro, nel sopportarlo, nel perdonarlo, cercando di vivere ciò che dice San Paolo: “Rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Filippesi 2, 2-5).
Per mettere in pratica le esigenze della vita comunitaria, i Canonici Regolari dell’Abbazia di Sant’Antimo seguono la Regola di Sant’Agostino. Si tratta di un testo abbastanza breve ma è un fortissimo richiamo alla vita comunitaria nel Signore. Infatti si legge: “Il motivo essenziale per cui siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa ed abbiate unità di anima e di cuore protesi verso Dio. Non dite: “E’ mio”, ma tutto sia comune fra voi. Il superiore distribuisca a ciascuno di voi il vitto ed il vestiario, non però tutti ugualmente, perché non avete tutti la medesima salute, ma ad ognuno secondo le sue necessità” (Regola di Sant’Agostino).
La condivisione dei beni sia materiali che spirituali esprime e realizza lo specifico della comunità dei Canonici Regolari di Sant’Antimo. Il loro stesso ministero apostolico non è individualistico ma è portato da tutta la comunità: infatti quando un Canonico Regolare si impegna per il servizio del Regno, lo fa a nome di tutta la Comunità. Questa comunione di vita è condizione efficace di una missione credibile e di una vera fecondità pastorale.



